La crescita secondo Draghi

"Gli interventi realizzati nella scorsa estate avviano la finanza pubblica italiana lungo un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma ciò non basta. Senza aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio". Così Mario Draghi, nel suo penultimo intervento pubblico come governatore di Bankitalia, ha aperto ilconvegno internazionale i 150° dell’Unità “L’Italia e l’economia internazionale".
17 AGO 20
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"Gli interventi realizzati nella scorsa estate avviano la finanza pubblica italiana lungo un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma ciò non basta. Senza aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio". Così Mario Draghi, nel suo penultimo intervento pubblico come governatore di Bankitalia, ha aperto il convegno internazionale i 150° dell’Unità “L’Italia e l’economia internazionale".
Gli interventi necessari per rilanciare la crescita economica riguardano, secondo Draghi, "la giustizia civile, il sistema formativo, la concorrenza, soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni, le infrastrutture, la spesa pubblica, il mercato del lavoro, il sistema di protezione sociale".
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L’obiettivo di rilanciare la crescita è finalmente oggi largamente condiviso, ma l’adozione delle misure necessarie si è finora scontrata con difficoltà apparentemente insormontabili. Il paese è ancora ricco di imprese di successo, anche in comparti chiave come la robotica e la meccanica".
"Perché è tanto difficile realizzare interventi in grado di invertire il trend negativo degli ultimi anni?" chiede palazzo Koch, che rilancia il ruolo della politica: "ha l'insostituibile compito di trovare il modo di rompere questo circolo vizioso prima che questo renda impossibili, per veti incrociati e cristallizzati, le misure necessarie per la crescita. 

E’ importante che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell’economia italiana possono venire solo dagli italiani", senza "attendere che un esercito d’oltralpe risolva i nostri problemi". Le ragioni indicate da Draghi sono due: "La prima è che il risanamento della finanza pubblica e il rilancio della crescita non sono una imposizione esterna, sono problemi che vanno risolti soprattutto a beneficio dell’Italia. E’ un dovere verso i giovani e verso noi stessi. La seconda ragione è che la cooperazione europea, mai come oggi indispensabile, si basa giustamente sull’assunto che ciascun membro faccia la propria parte. Solo i paesi che si assumono le proprie responsabilità – quelle dell’Italia sono oggi particolarmente rilevanti – e che mantengono con rigore gli impegni presi sono partner credibili, a maggior ragione nella fase di ulteriore integrazione e condivisione di doveri che si prospetta per l’Unione Europea".
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Occorre agire con rapidità. E’ stato già perso troppo tempo", rilancia ancora il futuro presidente alla Bce, che spacifica: "E’ necessario che i decreti attuativi siano promulgati senza indugio, soprattutto quelli con riferimento alla riduzione permanente della spesa corrente. Quanto alla crescita, l’urgenza deriva non solo dagli effetti positivi che ne scaturirebbero sulla finanza pubblica, ma soprattutto dal dovere non più eludibile che abbiamo nei confronti dei giovani, un quarto dei quali sono senza lavoro. 

L’Italia deve oggi saper ritrovare quella condivisione di valori comuni che, messi in sordina gli interessi di fazione, è essenziale per mobilitare le energie capaci di realizzare una rigogliosa crescita economica".